UN POPOLO SENZA TERRA
di Andrea Lesmo
Essere un testimone esterno della realtà americana, anche se per un breve periodo, mi ha permesso di sorprendermi per una situazione piuttosto anomala. Esiste una nazione americana che tutti conosciamo, anche per il suo peso socio-politico all'interno della comunità mondiale, e poi al suo interno esistono altre piccole nazioni che sono quelle delle riserve indiane che, in una larga misura, hanno leggi autodeterminate e sono economicamente indipendenti. Questo significa che, a parte delitti di particolare importanza, il governo federale non può giudicare un indiano che commette un reato, e significa anche che all'interno di una riserva, una comunità indiana può intraprendere le attività economiche che ritiene opportune senza le ingerenze e lo sfruttamento delle risorse da parte dei bianchi.
Ovviamente però il quadro generale non è così semplice come può sembrare. Tanto per cominciare la situazione attuale è stata per la maggior parte decisa dai bianchi, mentre gli indiani, accettando una innumerevole serie di condizioni ad essi sfavorevoli e di umilianti compromessi, hanno dovuto prendere ciò che veniva concesso da chi si insediava nelle loro terre.
La convivenza tra varie etnie sul continente americano, con tutti i conflitti e i problemi che si verificano nelle grandi città, ha dei connotati differenti da quelli che ci sono tra i bianchi e gli indiani. Se tra un nero e un bianco ci può essere un problema di diritti umani calpestati, di ingiustizia nella spartizione dei beni, o di intolleranza religiosa o altro, nel rapporto tra i bianchi e i nativi americani entra in scena un altro fatto: i bianchi si sono di fatto impossessati di un territorio che non gli apparteneva, e su cui vivevano molte alre comunità, molto diverse tra loro, che molto genericamente chiamiamo indiani.
E per edificare questo tipo di civiltà di tipo occidentale, è stato necessario spazzare via tutto ciò che c'era prima, come i romani avevano fatto con i popoli celtici nelle loro guerre di espansione. Per fare questo gli americani hanno ritenuto opportuno, nel nome della civiltà e della redenzione cristiana, annientare gli indiani in modo fisico, culturale, religioso e in qualsiasi modo efficace per togliere l'identità a questo popolo.
Dapprima gli spagnoli trovarono loro convenienza utilizzare i nativi come schiavi e impossessarsi dell'oro che trovavano, poi i francesi videro la convenienza nel mercato di pellicce o altri sfruttamenti delle risorse, gli inglesi poi riconobbero nel nuovo continente un immenso territorio, una terra in quanto terra con quello che può offrire, e in cui un indiano rimane un inquilino ingombrante. Con l'indipendenza degli Stati Uniti infine, nel nome della libertà, seguì la sconfitta di tutto il Popolo Rosso, che prima si verificò su un piano militare, e poi si determinò su un piano legale, con una periodica riduzione delle terre assegnate alle varie comunità.
Non è il caso di descrivere nei dettagli quali crimini esecrabili sono stati compiuti dai bianchi per raggiungere i loro obbiettivi, basti pensare che nel tempo di una generazione il popolo degli Arawak, incontrato da Colombo quando approdò a San Salvador, fu cancellato dalla faccia della terra, vittima delle nuove malattie portate dagli spagnoli, dalle torture, dalla schiavitù, ecc. Anche perchè il riconoscimento papale che anche questi indios possedevano un'anima arrivò troppo tardi.
Resta comunque il fatto che quello fu il primo di una lunghissima serie di episodi di sangue e soprusi di cui l'uomo bianco si è macchiato nel nome del progresso e della verità religiosa, ma che invece trovano motivo nel profitto e nella volontà di potere dell'uomo sull'uomo. La storia di queste vicende tristi e dolorose è narrata in varie pubblicazioni, è stata raccontata in vari film di marca americana, (Soldato Blu e il Piccolo grande uomo sono stati i primi di una lunga serie), e oramai, sia i bianchi che gli indiani sono consapevoli del prezzo che è stato pagato per conquistare i successi di cui oggi andiamo fieri.
La politica del governo americano ha puntato sull'integrazione dei nativi nello schema sociale produttivo degli Stati Uniti. Una bambina Navajo facilmente non conosce la sua lingua tradizionale, non conosce la sua matrice religiosa, ma d'altra parte non è nemmeno partecipe della società bianca. E' un individuo in bilico tra due mondi. La perdita dell'identità storica porta a un indebolimento del proprio spazio interiore che in molti casi conduce all'alcoolismo e all'indifferenza verso le proprie sacre origini.
La perdita dei territori e dei propri luoghi sacri, il proprio linguaggio che finisce nell'oblio, la pratica magica dimenticata, le tecniche curative basate sulla conoscenza delle piante, e degli animali, che in gran parte sono stati abbattuti, il taglio della matrice storica e culturale, la perdita del culto sono tutti elementi che contribuiscono a far perdere l'identità ad un popolo.
I bianchi hanno cercato in modo sistematico di eliminare i luoghi sacri dei nativi, o edificandovi luoghi di culto cristiani, oppure eliminandoli completamente. Ad esempio la sorgente più sacra del Kansas, Wakonda Spring, a cui si recavano per fare le offerte le tribù di tutte le pianure, fu contaminata e andò perduta sotto il bacino idrico di Glen Elder, e di simili esempi, tra cui grandi monumenti megalitici, se ne possono fare molti.
Più attualmente abbiamo la disputa su Mount Graham, il monte sacro degli Apache di cui parliamo spesso su queste pagine, e che è stato chiuso agli Apache per costruire un osservatorio esattamente nelle aree utilizzate per le meditazioni (il Vaticano aveva deciso che questa montagna non è sacra).
Anche il rito è stato più volte perseguitato, come la Danza degli Spettri, che già alla fine del secolo scorso era stata vietata, e che portò al massacro di Wounded Knee, in cui anche donne e bambini vennero uccisi.
D'altra parte bisogna dire che tutti gli sforzi per eliminare la tradizione indiana sono falliti. Il popolo indiano rimane una nazione dentro un'altra nazione.
Nel corso degli anni sono state ridotte le aree assegnate alle comunità native, sono stati fatti numerosi tentativi per sciogliere i consigli tribali, con la scusa di favorire il processo di integrazione.
Oggi, più di un terzo della popolazione indiana risiede, almeno parzialmente, nelle aree urbane. Negli ultimi anni si è parlato di concedere l'autogestione alle riserve indiane, e il primo effetto di questa politica consiste nella riduzione del 40% dei fondi destinati alle comunità. In ogni caso l'ufficio governativo che si occupa di questo problema, il Bureau of Indian Affairs (BIA), è considerato il più inefficiente del governo federale.
Fa un certo effetto vedere un indiano in una città americana che si sente quasi in imbarazzo, un estraneo in terra straniera; gli ambiti restano pur sempre separati, gli indiani per lo più organizzano la loro vita nella riserva, mentre i bianchi devono sottostare alle regole delle riverve indiane quando vi accedono.
Ma d'altra parte i Nativi hanno uno spirito di adattamento superiore a quello che si può ritenere, pensiamo solo all'immagine che abbiamo dei vecchi film Western in cui gli abili guerreri indiani assaltavano la diligenza; ci ricordiamo del pellerossa come l'uomo a cavallo, con le penne, l'arco e le frecce. Ebbene, gli indiani appresero l'arte del cavalcare dopo l'arrivo degli spagnoli, poichè il cavallo americano era estinto da diversi secoli, eppure utilizzarono il mezzo con grande abilità.
Oggi, gli indiani che vivono nelle "Reservations" in molti casi versano in condizioni di miseria e di disoccupazione, ma non è la regola, ci sono molte comunità indiane ben organizzate, e uno dei nemici peggiori per l'emancipazione dei nativi è il BIA, il più disorganizzato degli uffici americani. Si dice che su 10 dollari dati alle sovvenzioni per le riserve ne arrivi solo 1, e quindi le varie organizzazioni indiane tendano a incassare direttamente i soldi per gli investimenti. Inoltre viene dato risalto alle situazioni difficoltose degli indiani delle riserve, per evidenziarne le debolezze, ma raramente si parla dei successi. Ad esempio nella riserva At Chin (Pima, Papago), attraverso una politica economica vincente, ogni membro ha un lavoro che consente un benessere consolidato. Oppure il successo si è verificato perché l'iniziativa ha scavalcato il BIA, che ostacolava il progetto, come i Quinault, nello stato di Washington. In una scuola tribale del South Dakota il motto è: "Wa wo ici ya" (possiamo fare da soli).
In tutta questa vicenda che ha visto l'umiliazione di un popolo che occupava l'intero continente è comunque necessario renderci conto di trovarci di fronte ad una situazione estremamente varia. Innanzitutto il Popolo Rosso non è veramente un popolo unico, c'erano i Nativi della California, del Nord-Ovest, del Sud-Ovest, delle Grandi Pianure, dell'Est, che appartenevano ad aree di cultura differenti, e in queste immense aree c'erano moltissime comunità tribali con nomi diversi, lingue diverse, con scambi reciproci e molte volte in conflitto tra loro. In questo grande mosaico si sono verificate comunque situazioni differenti nell'incontro con i bianchi, stabilite in parte da un gioco di interessi, dalla condizione geografica, e in parte anche dalla strategia adottata dagli indiani stessi.
Per quello che possiamo capirne con i nostri occhi europei, è facile rimanere affascinati da quei capi indiani che hanno combattuto valorosamente per affermare i diritti del loro popolo e per difendere il territorio, ma d'altra parte, con una prospettiva differente, si può constatare che quei capi indiani che hanno saputo cogliere i delicati equilibri del momento, lottando o cedendo a seconda delle circostanze, in molti casi sono riusciti ad ottenere più vantaggi. Ad esempio Nuvola Rossa, capo dei Sioux Oglala, dopo essersi conquistato una grande fama come guerriero, riuscì a strappare molte concessioni ai bianchi, per la sua capacità di patteggiare con il nemico. Possiamo prendere altri esempi, come i Tohono O'odham, il Popolo del Deserto, che per non essere annientato, sia dai bianchi che dalle scorrerie degli Apache, hanno accettato i missionari cristiani, salvando la propria incolumità, ma compromettendo fortemente il loro rapporto con la propria tradizione.
E infatti credo che il rapporto con la propria tradizione, con il proprio sacro, sia uno dei problemi principali. Un indiano può conservare i vari aspetti esteriori della propria cultura, farne anche folklore per turisti e guadagnarne di che vivere, ma non servirà da solo a mantenere la propria esperienza come membro di un popolo sacro.
Plenty Coups, capo indiano dei Crow diceva rivolgendosi al suo popolo: "l'istruzione è la vostra arma più potente. Con l'istruzione, sarete pari all'uomo bianco, senza istruzione sarete sue vittime".
I bianchi hanno cercato di sopprimere per sempre l'eredità ancestrale dei popoli nativi, se fossero riusciti a far dimenticare il proprio sacro probabilmente sarebbero riusciti a piegare questi popoli guerrieri e meditanti. Ma le conoscenze, anche se nascoste sono ancora vive tra gli sciamani, i medicine-man, e sono quelle che permettono agli indiani di affermare la loro esistenza nel continente americano.
I bianchi col passare degli anni, secondo una calcolata strategia hanno cercato di sopprimere tutti quegli elementi che danno l'identità a un popolo, la cultura, il linguaggio, il proprio passato ancestrale, i luoghi sacri, il rito. Ma anche se in modo nascosto, e per poche persone, attraverso una conoscenza sciamanica, quella dei Medicine Men, la Tradizione segreta continua il suo cammino, e consente la sopravvivenza di un nobile popolo. Lo sciamano potrebbe insegnare anche se la luce infuocata del magico tramonto sulla montagna sacra venisse oscurata dai grattacieli e dai centri commerciali.
Mi piace leggere queste parole di Sealth, il capo dei Duwamish, che disse nel 1854, firmando il trattato di pace nel territorio di Washington: "Quando l'ultimo pellerossa sarà scomparso e il suo ricordo sarà diventato un mito tra gli uomini bianchi, questi lidi brulicheranno degli spiriti invisibili dei nostri morti, e quando i figli dei vostri figli si crederanno soli nei campi, negli empori, sulle strade o nella quiete di un bosco inesplorato, essi non saranno soli. Di notte, quando le strade dei vostri villaggi e delle vostre città si faranno silenziose e voi le crederete deserte, esse si popoleranno degli eserciti di quanti vissero qui e ancora amano questa terra meravigliosa. L'uomo bianco non sarà mai solo."
NEC news aprile 94