IL TEMPIO DEL SOLE

di Luca Colarelli


Le case di Tucson svaniscono come per incanto; siamo nell'arteria principale della città e dopo un attimo ci ritroviamo in mezzo al deserto, in un paesaggio che sembra appartenere ad un altro pianeta. La presenza umana scompare completamente e la natura selvaggia ritorna padrona incontrastata con un impatto ed una potenza da togliere il fiato. Colline e distese brulle costellate da migliaia di Saguari, un particolare tipo di cactus che cresce in queste zone.
In mezzo a questo paesaggio da fantascienza sorge la Signal Hill, meta del nostro viaggio. Rimane invisibile fino a che non ci si arriva sotto, quasi a voler custodire il suo prezioso segreto agli occhi dei semplici curiosi.
Signal Hill (la collina del Segno) è un luogo sacro dell'antica tribù indiana degli Hohokam, un popolo che abitava nel deserto di Sonora sembra fin dal 300 A.C..
Il termine Hohokam nella lingua dei loro discendenti, i Tohono O'odham significa "coloro che scomparvero": infatti questo popolo dopo il 1450 D.C. è svanito senza lasciare traccia. Una fine misteriosa che sembra ricalcare esattamente quella degli Anasazi, "gli Antichi", i progenitori di tutte le tribù indiane; popolo mitico sul quale storici ed esperti continuano ad avere soltanto interrogativi per quanto riguarda le loro origini, la loro scomparsa avvolta nel mistero e la loro avanzata conoscenza.
Gli Hohokam, sebbene siano comparsi molto più tardi degli Anasazi, hanno ereditato molto da loro, specialmente per quanto riguarda la loro spiritualità ed i loro luoghi sacri. Uno di questi è la Signal Hill: una collinetta formata da pietre sulle quali sono stati scolpiti centinaia di segni raschiando la crosta formata dalla polvere del deserto induritasi con il passare del tempo. Guerrieri con lo scudo, simboli della lucertola sacra, dischi solari, figure zoomorfe di tutti i tipi e soprattutto spirali di ogni genere tra cui una gigantesca che si distingue da tutte le altre. La disposizione casuale è solo apparente: in realtà questo luogo è un Tempio solare: infatti ai Solstizi, al sorgere del sole, un raggio di luce raggiunge il centro della grande Spirale e man mano anche gli altri simboli, in una sequenza ben precisa; chi ha inciso questi petroglifi aveva una conoscenza astronomica veramente sorprendente.
E' emozionante per noi cercare di individuare i numerosi segni nascosti un po' ovunque ed è sorprendente trovare delle spirali a Triskel, delle medicine-wheel uguali alle croci celtiche (Vedi articolo di Rosalba nel N.E.C.N. di Gennaio), a conferma che l'antica cultura megalitica era la stessa su tutto il pianeta.
Rosalba ipotizza che in questo luogo anticamente sorgesse un Kiva, un'edificio utilizzato ad uso rituale costruito su un particolare punto di energia di Gaia (i cosiddetti Vortici); in effetti sedendosi sulle rocce e lasciandosi andare ci si sente attraversare da una misteriosa forza e da un'energia tale da provocare una forte sensazione di vertigine sostituita poi da un enorme benessere.
Il tempo sembra fermarsi e lo sguardo si perde su un orizzonte che sembra fin troppo vasto per il nostro limitato campo visivo, come a volerci ricordare che la percezione della magia di questo luogo non può essere affidata solamente ai nostri sensi ordinari.
Il sole sta per tramontare; l'intero orizzonte si dipinge di un rosso fuoco. I petroglifi della Signal Hill sembrano danzare e partecipare a questo moto cosmico e noi più che spettatori ci sentiamo parte di questa danza. Il cielo si scurisce tra mille colori lasciando il posto ad una immensa stellata. Le sagome dei saguari, nella penombra, sembrano guerrieri immobili che vegliano silenziosi la collina sacra.
Ci incamminiamo sulla strada del ritorno; i segni sulle pietre ci hanno sussurrato un po' del loro mistero. Ci sentiamo così vicini agli antichi guerrieri che li hanno scolpiti, in una dimensione senza tempo, come fratelli alla ricerca delle stesse cose; e questa certezza ci fa portare a casa un po' di eternità.

NEC news aprile 94


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