E' PECCATO IL TROPPO AMORE ?
di Rosalba Nattero
E' comparsa recentemente su "La Stampa" la notizia dell'omelia di don Mario Foradini, parroco della chiesa di S. Secondo, a Torino, che ha messo sotto accusa chi ama gli animali, accusandoli di non essere dei buoni cristiani, in quanto dedicano "troppo amore" ai loro amici a quattro zampe.
Si può dunque peccare di "troppo amore"? L'amore, la carità, la sensibilità verso creature abbandonate o sofferenti, è da condannare? E' da limitare?
Don Mario Foradini dice (ma non solo lui, purtroppo) che chi ama gli animali ama poco gli uomini. Può essere vero il contrario: chi ama gli animali è portato ad essere sensibile verso la sofferenza in genere, e non nega un aiuto a chi ha bisogno; è altresì facile constatare quotidianamente come il fatto di non amare gli animali non porti necessariamente a dedicarsi di più ai propri simili.
Discorsi come quelli di Don Foradini portano a pericolosi luoghi comuni, che negano agli animali la dignità di esseri viventi, e il diritto di essere aiutati in quanto creature affratellate a noi da uno stesso spazio abitativo.
Chi ospita animali ha prove quotidiane della loro capacità di amare e di compiere gesti di attenzione assolutamente disinteressati. Ma la condanna di Don Foradini può portare a sensi di colpa fuori luogo in chi ama il suo amico a quattro zampe.
Molte volte, chi ama e aiuta gli animali lo fa di nascosto, come un ladro, magari alzandosi alle 4 di notte per andare a sfamare le colonie feline, sottoponendosi alle critiche e alle derisioni di chi cerca di ghettizzare queste persone. C'è pudore, vergogna, nel dimostrare amore per gli animali; paura di essere giudicati "fanatici", e ora anche poco "cristiani".
Perché vergognarsi di un atto d'amore? Perché invece non esserne fieri? Amare gli animali non significa non amare i propri simili; significa aver acquisito sensibilità verso i problemi di esseri che, se pur diversi da noi, sono dotati di sentimenti e consapevolezza. Esseri che non meritano di essere usati come riserve di cibo per gli umani, carne da macello, materiale da sperimentazione medica per gli usi più futili, o umiliati nei circhi equestri.
Non c'è da vergognarsi a difendere questi esseri che soffrono per pagare il pedaggio del nostro "progresso", senza alcuna tutela degna di questo nome. Se pensiamo alle torture e alle umiliazioni quotidiane a cui vengono sottoposti, c'è invece da vergognarsi di essere umani.
NEC news marzo 97